lunedì 19 ottobre 2015

IL NUOVO MOLO DI LEVANTE

Un pesarese scrive al Carlino manifestando la sua delusione per la impossibilità di ammirare il panorama di Pesaro dal nuovo molo a causa del muro di cemento che impedisce la vista per tutta la sua lunghezza. Il giornalista Franco Bertini commenta l'articolo dicendo di provare una certa rabbia per non avere scritto lui l'articolo per primo. Lo stesso sentimento di delusione lo prova per la stessa ragione chi ogni mattina arriva in fondo al molo e vorrebbe istintivamente dare una occhiata al di là del muro. Ma è impossibile se non arrampicandosi su gli scogli posti a difesa del molo per vedere cosa c'è dall'altra parte. Ma l'operazione è rischiosa, recentemente un uomo è rimasto incastrato tra i tetrapodi. Ma come si potrebbe rimediare senza usare la dinamite?
Pensa e ripensa con un altro abituè del porto si è pensato che l'unica possibilità sarebbe quella di costruire per un tratto del molo un camminamento di legno fatto come le panchine ora esistenti ad una altezza che permetta di affacciarsi al di la del muro e ammirare il panorama e fare fotografie. Insomma, una specie di camminamento lungo il muro come quelli che erano installati dietro le mura merlate dei castelli. Ma c'è qualcuno che ha una idea migliore?

Ma poi dove è andata a finire la rosa dei venti che era sul muretto del vecchio molo?

Pesaro li 13 Ottobre 2015


P.Emilio Comandini

martedì 6 ottobre 2015

EXPO 2015 di Massimo Tonucci

Mi colpiscono i visi: un seguito sterminato di visi, nella folla che percorre il decumano, l’immensa via dritta che attraversa lo spazio dell’Expo. Altra gente si muove per le vie laterali, entra nei padiglioni o rimane pazientemente in fila anche per molte ore per entrare in quelli più gettonati, come Italia e Giappone. Visi inediti di gente sconosciuta scorrono come ondate di un largo fiume: chiari, aperti, espressivi; o vuoti, assenti, rassegnati; larghi e piatti, tirati e trascurati; belli e limpidi o sbilenchi e incavati, sproporzionati o composti; leccati e tirati oppure appassiti e scarni, gentili o sgraziati. Italiani, europei, asiatici, cinesi tondi e giapponesi sottili… Quanti aggettivi si possono usare per descrivere visi che, quando esprimono l’anima, diventano volti. Donne e uomini, bianchi e negri o gialli, anziani, persone in difficoltà e in carrozzina, bambini docili o saltellanti, ragazzi a gruppetti interessati alle loro trame.  Come nella migliore agricoltura, variamente segnalata nei padiglioni, non trattata a monocultura, ma con semine diversificate, per la diversità di piante e cibi. Lungo le vie dell’Expo la nostra veloce passeggiata ci conduce ad annusare profumi di sementi, piante e cibi, mentre commentiamo le meraviglie architettoniche di costruzioni a vela o in legno o in vetro. Un mondo pervarso dall'incontro fertile e vivace di uomini di ogni terra, che si intrecciano, conoscono, imparano, lavorano, progettano, inventano, producono piante, animali, macchine, in tutte le aree, in tutte le condizioni di acqua, terra e sotto terra. Sterminata potenza e duttilità dell’immenso pianeta creato e tutt’ora in gestazione, creatura che deve ancora esprimere il meglio di sé, capace di alimentare miliardi e miliardi di uomini. Siamo tutti entusiasti perché su Marte c'è acqua, e potrebbe esserci la vita. Ma qui, sulla Terra, la vita c'è e a nessuno importa; tanto che qualcuno dice che distruggerla è un diritto. Un insetto, un microbo, un qualsiasi microrganismo marziano, davvero sarebbe più importante di un uomo? Non dovremmo avere la stessa gioia e rispetto per uno e per l'altro, e per la nostra stessa vita? Qualcuno osserva: «Manca un qualsiasi segno religioso». Né è possibile dire che il grande albero della vita, posto alla confluenza tra cardo e decumano, ne rappresenti un richiamo: troppo mutevole e fantasmagorico, quasi simbolo carnevalesco. Improvvisamente eccoci davanti ad uno slargo quasi nascosto, ma imponente, la statua d’oro della Madonnina del Duomo di Milano brilla alla luce del tramonto. Ecco il volto che trattiene e riconsegna, trasfigurati di bellezza,tutti i volti.
Massimo Tonucci

lunedì 28 settembre 2015

BLACKOUT 2003


CHI SI RICORDA DEL BLACKOUT DEL 28 SETTEMBRE 2003?

Mi sveglio agitato. Il tempo è brutto. Mi ricordo che è Domenica. La luce non c’è. Tornerà: conviene rimanere a letto, ma non riesco ad addormentarmi. Mi alzo. Sono le sette e mezza. Mi lavo alla meno peggio con l’acqua fredda. Il Gas c’è ed al lume di candela posso farmi un bel the caldo.

Decido di andare al Cimitero a trovare i miei cari. In bicicletta, invece di voltare in Via Don Minzoni, vado diritto in Via Rossini verso la Piazza. In mezzo alla via semi-deserta vedo arrancare, trascinando la valigia col le ruote una collega avvocato reduce dal Congresso dei Giuristi Italo – Tedeschi che si è svolto ieri.
O che tu fai? Vado alla Stazione a vedere se partono i treni. Da lei apprendo che il blackout è in tutta Italia. Aspetta, vado io in bicicletta alla Stazione per vedere cosa succede. Alla Stazione tutto è scuro e fermo. La ragazza della biglietteria davanti ai Computer spenti non poteva dire nulla ai passeggeri smarriti.
Vieni, depositiamo la valigia nel mio Studio e nel frattempo andiamo a Messa. La Chiesa di S.Agostino è piena di gente e di canti. Qui ci sono gli Agostiniani scalzi che vengono dal Brasile.
La pasticceria Alberini è aperta, ma illuminata solo da qualche candela. Scelgo tra le poche paste che sono riusciti a sfornare, alcuni babà.
Andiamo a prendere la macchina piccola, carichiamo i bagagli e li portiamo in Stazione. Lo stesso vagone merci di prima è fermo sul primo binario: nulla è cambiato. La stessa signorina della biglietteria ripete per l’ennesima volta che non si sa nulla. La gente è aumentata, ma è molto calma anche se disorientata. Vi sono due della Protezione civile.
Torniamo a casa. La collega è invitata a casa. Mia moglie ha preparato cappelletti in brodo con il lesso e poi ci sono i babà. Alcuni vicini di casa telefonano per sapere se da noi la luce è tornata. Dopo pranzo proviamo ad andare di nuovo in Stazione a vedere cosa succede, ma la macchina piccola è sparita. Dove diavolo l’abbiamo lasciata? L’avrà presa mio figlio. Nessun problema: andiamo a prendere quella grande in garage. Un momento. Nella macchina piccola è rimasta la valigia della collega. Con il telefonino rintracciamo Alessandro. E’ ad un pranzo di matrimonio a 15 Km da Pesaro. Perde le portate più importanti e riporta a casa la valigia….”Non ho commenti!”.. dice e riparte subito.

Andiamo in garage a prendere la macchina grande. Il cancello è elettrico e non si può aprire! Dopo poco tempo arriva un signore che ha il nostro stesso problema. Con una chiavetta disinserisce il comando elettrico ed apre il cancello. Arriviamo alla stazione alle 13 circa. Dopo pochi minuti viene annunciato un treno per Bologna. Che fortuna! Il treno parte regolarmente. A Bologna vi sono tanti treni per Roma.
La mattina dopo una telefonata: l’ospite è arrivate felicemente a Roma e mi ringrazia: E' stata per lei una giornata indimenticabile.
Pesaro settembre 2003.
P.E.Comandini

mercoledì 2 settembre 2015

PASQUALON ANNO 2004

Finalmente è stata realizzata la statua di Pasqualon. Finalmente una scultura che esprime l’anima profonda della città e dei pesaresi. Si parla adesso della sua allocazione. E’ ovvio che questa avvenga nella parte della città da lui frequentata che è quella del Centro storico. Piazzale Collenuccio andrebbe benissimo, ma andrebbe bene anche sotto il loggiato del Palazzo Ducale dove certamente, nelle giornate di pioggia, il Poeta si rifugiava insieme ai suoi ascoltatori. Quello che mi auguro è che non venga sistemata su di un piedistallo. La statua deve essere messa “con i piedi per terra” perché lui non vorrebbe essere innalzato al di sopra dei suoi ascoltatori e perché Edoardo Giansanti deve essere ancora attorniato dal suo popolo, come una volta.
Non ho visto l’opera se non dalle foto pubblicate dal giornale per cui non posso dare un giudizio estetico, ma Pasqualon che era un uomo così debole e fragile, così indifeso, perché costruirlo proprio di acciaio?

Pesaro li 26 agosto 2004-
Paolo Emilio Comandini.


martedì 1 settembre 2015

FRONTINO








Rosso all'oriente e limpido il mattino
lieto nei canti nell'azzurro ascende!
E perchè torvo, ferma sul divino
brando la mano, ne la cupa attende

ombra de' faggi, vigile Vandino?
Ah! mala gloria il fosco animo accende
o superbo Giovanni! Oggi il destino
sui bianchi gigli sanguinoso scende .

Fulgida gemma è libertà che ancora
su queste arene tormentate affiora.
Invan ti affretti e la rapace mano

protendi: tornna ai tuoi lidi, o insano,
che in cambio su te scender veloce
oggi insieme vedrai Aquila e Croce!

Castello situato sopra una appendice del Carpegna. Gelosissimo della sua libertà fu uno dei primi ad insorgere contro Cesare Borgia per ritornare sotto i signori di Urbino conti del Montefeltro ai quali si mantenne sempre fedele. Nel 1517 volendo Giovanni de Medici impadronirsi del castello, un prode Vandini postisi alla testa di valorosi attese il nemico in una imboscata e lo sconfisse e lo costrinse a disordinata fuga. Narra la cronaca o la leggenda che fra le suppellettili della famiglia Vandini fosse una spada anfichissima e miracolosa che sarebbe appartenuta all'apostolo San Paolo.

mercoledì 26 agosto 2015

SCUOLE, STUDENTI ed IL BRAMANTE

In una assemblea degli studenti di Pesaro-Studi di Viale Trieste che protestavano contro la chiusura dell'Istituto, avvenuta alcuni mesi fa, il Sindaco con il Rettore della Università di Urbino confermavano la chiusura, ma assumevano l'impegno di mantenere la struttura fino a che gli studenti del primo anno avessero terminato il loro ciclo di studi. Il Sindaco spiegava che il Comune non era in grado di sostenere la spesa dell'affitto della struttura di proprietà delle Poste.
Di pochi mesi fa la notizia che l'Istituto Postelegrafonici avrebbe concesso una riduzione del canone di affitto. Quale effetto tale fatto potrà avere in ordine alla decisa chiusura della facoltà non è dato sapere, ma rimane il fatto che l'università avrebbe potuto essere allocata nell'Istituto dell'ex Bramante con canone probabilmente minore ed a favore della Provincia.
L'Istituto agrario Cecchi è diventato insufficiente per il numero degli allievi per cui, addirittura, si pensava di istituire una sede a Fano non trovandosi locali sufficienti a accogliere i nuovi studenti. Ma non potevano essere sistemati nell'ex Bramante?
Gli studenti dell'Istituto Magistrale E. Morselli sono dovuti emigrare al Campus in attesa di lavori nella sede di Via 11 Febbraio. Non potevano essere ospitati nel Bramante?
L'Istituto Santa Marta è diventato parzialmente inagibile. Dove ospitiamo gli studenti e le attrezzature durante i lavori? Non potevano essere ospitati nel Bramante?
Ma il Bramante, vuoto aspetta di essere demolito e con lui la memoria storica della Città per fare posto ad un mega palazzo secondo una operazione Urbanistica speculativa dettata solo da esigenze finanziarie per ripianare il deficit accumulato dalla Provincia in tutti questi anni. E così avremo una scuola inutilizzata per le necessità urgenti della Città e dei cittadini per diversi anni dato che le prospettive di realizzo dell'operazione non sono affatto realistiche. Per anni avremo un immobile che andrà sempre più degradando ed un debito della Provincia sempre insoluto e una situazione scolastica disastrata da tutte le parti. Non basteranno 3.000 candele a Sant' Antonio.
Pesaro li 21 Agosto 2015.



Pecos Bill

lunedì 24 agosto 2015

UNIONI CIVILI: DDL CIRINNA INUTILE 1)



Sbagliata, inaccettabile. E, soprattutto, inutile. Perché il disegno di legge pretende di estendere alle coppie omosessuali gli stessi diritti dei coniugi, rischia di essere un doppione di garanzie già esistenti. E quindi, di fatto, una grande manovra politica che ha impegnato, e impegnerà ancora a lungo il Parlamento, per approvare una legge dal sapore fortemente ideologico, visto che si limiterà a riaffermare ciò che già interventi legislativi o giurisprudenziali hanno già ripetutamente affermato. Negli ultimi trent’anni infatti, la legge ordinaria ha quasi sempre affiancato ai diritti dei coniugi, quelli per i conviventi. Un modo di procedere che ha visto, in parallelo, numerosi interventi della Consulta e della Cassazione finalizzati a ristabilire parità di diritti tra coniugi e conviventi.
L’elenco dei diritti già riconosciuti dal nostro ordinamento compare in un dossier di una trentina di pagine fitte fitte compilato dal magistrato Alfredo Mantovano del Comitato ‘Sì alla famiglia’. Una ricognizione già presentata alla Commissione Giustizia del Senato e poi illustrata nell’ambito di un convegno organizzato nei giorni scorsi dal Centro Studi Rosario Livatino. Insomma, questa ricchezza legislativa, che dimostra un’attenzione non casuale per i conviventi, non è un mistero per nessuno. Ma si è scelto di non vedere. E allora ricordiamo, in estrema sintesi, ciò che già esiste.

DIRITTI GIA'RICONOSCIUTI:
-ANAGRAFE -Il regolamento anagrafico (30 maggio 1989), spiega in modo inoppugnabile che «l’anagrafe è costituita da schede individuali, di famiglia e di convivenza».
Non l’hanno mai letta i sindaci che in questi anni si sono affannati ad annunciare inutili ‘registri delle unioni civili’? - ASSISTENZA SANITARIA - PERMESSO RETRIBUITO -
CONSULTORI FAMILIARI - ASSISTENZA AI DETENUTI - FIGLI - Nessuna differenza sul piano legislativo tra genitori regolarmente sposati e conviventi. -LOCAZIONI - VITTIME DI MAFIA O TERRORISMO - VITTIME DI ESTORSIONI E USURA - LE ALTRE TUTELE - riguardano l’assegnazione degli alloggi popolari, l’impresa familiare, il risarcimento del danno patrimoniale, la protezione dei collaboratori e dei testimoni di giustizia. E tanto altro ancora.
COSA RIMANE FUORI? - Di fatto sono soltanto due i ‘divieti’ per i conviventi. La reversibilità della pensione e la possibilità di adottare. Insostenibile sul piano economico la prima. Sul piano etico ed educativo la seconda. Ma, guarda caso, sono proprio questi gli obiettivi più ambiti da chi vorrebbe mettere sullo stesso piano matrimonio e unioni gay. Il ‘simil-matrimonio’ omosessuale ha bisogno di figli e di pensioni che passano da un partner all’altro per proclamare la sua impossibile par condicio. Ma a che prezzo?
(Da IUSTITIA)
Pesaro li 22 agosto 2015.

Pecos Bill