domenica 25 gennaio 2026
CARA PESARO -POESIA
O dolce terra1
Chiara una terra di sereni clivi
e di diritti, in nere file ai venti
olmi pensosi tra sognanti olivi
s’apre al mio cuore, o Nino, ed ai fiorenti
anni ripenso, come ai freschi rivi.
Ecco Pesaro tua: vedo redenti
gli antichi merli sul palazzo ed ivi
tagliar le nubi via pel ciel fuggenti.
O dolce terra: ne la bruna sera
caro è il ricordo d’una spiaggia brulla,
di un picciol lago sotto il cielo azzurro.
presso il moletto, ne la tua costiera:
là, dove l’anima si culla
ne l’eterno del mar, dolce sussurro.
sabato 24 gennaio 2026
UCCELLI MIGRANTI
UCCELLI MIGRANTI
Da la finestra mia vedo passare
stormi d’uccelli fitti a schiere a schiere;
vanno cercando nuove primavere,
altri lidi al di là, di là dal mare;
e vedo, vedo, vedo galoppare
file di nubi, file lunghe e nere;
oscurano l’azzurro e son foriere
d’altre stagioni, di giornate amare.
Vanno gli uccelli,...vanno: oscure, irose
corron le nubi; e di benigna e lieve
ombra la terra si ricopre...e oblia.
Fuori le querce ondeggiano pensose.
Tu sola, immota, nel silenzio greve
ora attendi serena, anima mia.
* * *
Quando ritorna il sole e a goccia a goccia,
dalle grondaie lenta si discioglie,
l’ultima neve e breve il merlo chioccia
nello sterpeto che di nuove foglie
tutto si copre; quando alla leggera
aura del mite april sboccia la rosa
e nell’azzurro si profila nera
della rondine l’ala laboriosa;
ritorna il pensier mio alle serene
ore di giovinezza, alla diletta
piccola, chiara, allegra cameretta
ed a te, o mamma; e nelle tarde vene
scorre più lieve il sangue; e de l’interno
senso la fiamma che già cede al verno
ed a stagion più dura si prepara,
al ricordo gentil tutta si schiara.
* * *
Oh, dove siete voi chiare mattine,
giorni sereni di una vita lieta,
o divina d’amor ansia segreta,
o materne carezze mattutine?
Geme il vento lassù ne la pineta,
spoglio il rosaio, non ha più che spine,
nude, il pilota, guarda le marine
rime al suo canto non ha più il poeta
ed il tedio che sale intorno intorno,
cinge il sereno di malinconia,
muto preme sul cuor che non oblia.
O nocchiero laggiù, stanca è la nave,
cogli le vele: ita è già la soave
stagion fiorita che non ha ritorno.
* * *
Me lo dicesti un giorno, ed eravamo
in piena primavera e c’era il sole
e tanto odore, tanto odor di viole,
la gran parola, la parola “io t’amo”.
Or che la nebbia su la mia giornata
triste si stende col suo grigio velo
e non vedo d’intorno altro che gelo,
quella parola tu, tu l’hai scordata!
* * *
Caro e breve fu il sogno: ombra d’un fiore
l’ebrezza folle che m’accese tanto,
de gli occchi tuoi profondi il dolce incanto:
ora tutto è sepolto entro il mio cuore.
No piccina, non dir: no, non turbare
dei ricordi la quiete: alta la neve
cadde sui tetti silenziosa e greve:
dorme l’anima mia; non la destare!
* * *
Ed or che al grembo di tranquilla sera
stanco m’assido tra i vetusti abeti
e i bruni pini che ti fan severa,
a te dunque verrò: ecco i segreti,
cari cipressi che la vetta altera
ti son corona; e nel silenzio quieti,
i biondi olivi, eterna primavera,
onde serena i dolci fianchi allieti.
E a me dei sensi riderà nel sole
l’intima fibra: e lieta un’armonia,
sperse le nebbie che m’oppresser tanto,
alacre irraggerà l’anima mia.
Oh, Carpineta tutta nidi e viole,
per me d’amore ogni tua voce è un canto.
* * *
Addio belle mattine, albe ridenti,
pieni meriggi sotto il sole uguale;
addio tramonti luminosi, aulenti,
stoppie bruciate, canti di cicale;
triste Novembre batte con dolenti
colpi alle porte e foscheggiante sale.
Cadon le foglie; fischieranno i venti
e il freddo incrudirà acre invernale.
Migran gli uccelli tra le nebbie grigie
e liete piaggie a ritrovar lor quiete:
e noi staremo sulle strade bige
nel fango a diguazzar, anime inquiete?!
Ah, non fia ver; c’è ancora S.Martino;
e il verno affogherem nel biondo vino!
* * *
Come ruscello che tra verdi sponde
chiaro scorre e ridente; e poi tra via
rapido incalza e gonfia e tra profonde
buie rocce ribolle; e in sua balia
strepita e mugge od iracondo svia;
e quando al piano riscintilla, l’onde
non pur dome raffrena; e pago invia
ad ubertosi campi a messi bionde
in fin che al mar gli stanchi flutti rende:
così la vita a noi, tale è la mèta.
Nel sereno tramonto ecco s’acqueta
ora l’ansia del cuore: oh! caminetto,
la sera, quando la tua fiamma splende,
tra vecchi amici, sotto il vecchio tetto!?
* * *
E’ dolce nella vita, a volta a volta,
fermarsi un poco (è tanto travolgente!)
abbandonar le redini a la mente
e chiamare in ispirito a raccolta
(richiamarli così come per giuoco)
gli amici che ciascun ebbe bambino,
che ciascuno si fece nel cammino,
ch’ebbe lungi o da presso: a poco a poco
la camera si affolla di un’accolta
di volti evanescenti; e ci son tutti,
tutti ci sono, quelli di una volta,
quelli venuti dopo, anche i distrutti
da le spire del tempo, o dalla morte.
Piangere alcuno vedo lentamente,
altri sereno ha il volto e sorridente;
ai migliori non fu lieta la sorte.
E chi s’indugia con negli occhi ognora
un lume di bontà, chi sta in vedetta;
ed io li guardo con il cuor d’allora.
Più presso a me la schiera più diletta,
cultori d’arte pieni di passione,
di storia e scienza indagatori acuti.
medici esperti e dicitori arguti,
amici buoni di fatiche buone.
Tutti li scorgo farmi ressa intorno;
una sola non vedo, anima cara,
che pure pianse e mi sorrise un giorno:
gli altri son tutti qui. L’assenza amara...
E’ dolce ne la vita, a volta a volta,
soffermarsi così soavemente,
abbandonar le redini a la mente
e gli amici chiamar tutti a raccolta!
Pietro Comandini (Vecchia Terra 26.9.1940)
lunedì 19 gennaio 2026
IL DUCE: I CITTADINI HANNO RAGIONE
IL Duce: “I cittadini hanno ragione”
LA Società SAIPEN che a Pesaro ha progettato la Città Giardino in quella parte di Pesaro allora occupata da edifici rurali e coltivazioni di cavoli e verdure varie. Con la lottizzazione per la costruzione delle ville la SAIPEM poi previde la costruzione di un grosso albergo su diversi lotti che corrispondevano anche a quelli ora occupati dal Charlie Hotel. I proprietari che avevano comprato e costruito le ville nellla zona si sarebbero trovati non più con la vista mare a causa della mole dell'albergo progettato per cui si ribellarono e protestarono contro questo progetto, e, non avendo una accoglienza da parte della Società e del Comune. Allora i cittadini proprietari delle ville si organizzarono e con una fila di macchine si recarono a Rocca delle Caminate da Benito Mussolini. Il Ducece esaminata la situazione disse: “I cittadini hanno ragione!” E l'albergo non si fece più.
Dai racconti dello zio Giulio.
Pesaro li 18 gennaio 2026.
Pecos Bill.
mercoledì 31 dicembre 2025
BUON ANNO CON PIADINA ROMAGNOLA
BUON ANNO 2026
Pecos
“La piida”
Sdaza burdela, morbill a tutti gli amici augura un migliore e felice ANNO NUOVO 2028 e vi regala una fragrante piadina da consumarsi con il formaggio squacquerine romagnolo d un bihiere di Albana o Sangiovese.tla te Palmina;
te corr int’l’era e porta una fasena;
to zo d’int’e’ camin, te, birichina,
la vecia teggia nira; la farena
l’é bona e bienca e u jé la matra pina..
...Ed ecco ch’us spargoja int’ la cusena
cun la fiama cl’arstora, una nuvlina
ad cl’udor che dis; magna, ench st’a n’e fema!
Oh vecia piida cun e’ squaquaron
che sguezza da l’urel di tu quadret,
t’arcordat al clazion sora e’ rivel
a l’eria averta sota e’ nost polmòn?!
Piida e Rumagna, spigul e cor scét;
fasim donca turné dl’etr...un burdel!..
LA PIADA
Staccia ragazza, impasta tu Palmira /
tu corri nell'aia e porta una fascina
prendi la nel camino, te, biricchina
la vecchia teglia nera; la farina
l'è buona e bianca e vi è la madia piena
ed ecco che si sparge nella cucina
con la fiamma che si alza, una nuvolina
con quell'odore che dice: mangia anche se non hai fame!
Ohh vecchia piada con lo squacquerone
che esce dal bordo uadratini ;icordi della colazione sopra il ruscello / a l'aria aperta sopra i nostri polmoni?!
Piada e Romagna, spigoloso e cuore schietto,
facciamo dunque un passo indietro...unragazzo.
Dr.Pietro Comandini.
venerdì 26 dicembre 2025
CRISTIANESIMO
Il cristianesimo è un fatto storico e concreto. E’ il metodo che Dio ha scelto per essere con noi, probabilmente l’unico che potesse conservare integralmente la nostra libertà.
E’ la storia di un uomo venuto al mondo in una città insignificante di una regione insignificante della periferia di un impero. Non un ricco, non un potente. Chi ha deciso di seguirlo non l’ha fatto per brama di ricchezze, per smania di potere. Che magari ci può essere anche stata, inizialmente, ma che con certezza da un certo punto in poi non poteva più essere una ragione. Non quando rischi la vita, non quando la vita la lasci per non rinnegarlo.
E’ la storia di un uomo che ha cambiato il mondo. Che ha diviso il tempo in due, prima e dopo di Lui. La sua pretesa era di non essere solo un uomo. Chi non l’accetta, non può spiegare tutto ciò che è accaduto e continua ad accadere. Deve negarlo.
E’ la storia di un uomo che è vivo oggi. Perché è risorto. Perché è presente. La Sua presenza tangibile è il luogo che tanti cercano, la pace che tanti desiderano, il senso che a tanti sfugge. E’ l’eterno dentro la nostra storia. E’ il Natale.
Buon Natale. Massimo Tonucci
domenica 21 dicembre 2025
BUON NATALE DA PECO BILL
PREGHIERA DI NATALE 1943 * Signore, la notte di Natale, la santa notte della vostra nascita, passa in questo tempo così crudele dove la pietà sanguina di sofferenza. Signore, la notte è molto scura, nei cieli non si vedono stelle: i pastori, muti, camminano nell’ombra popolata di spie che l’ombra vela. L’altare oscuro, la chiesa deserta accumula la folla dei nostri morti: dei colpi cupi danno loro l’allarme, essi vi raccomandano la nostra sorte. Signore, ahimè, le nostre donne piangono, le nostre madri piangono sui loro figliuoli; i loro figliuoli, Signore, che muoiono per mancanza di calore e di alimenti. Bambino Gesù, salvate i nostri fratelli, asciugate le lacrime da quegli occhi: che la pace abbrevi la nostra miseria e riaccenda i nostri focolari così vuoti. Così vuoti e così muti in quest’ora che la vostra nascita ha consacrato; guardate, Dio, vostra madre che piange sopra la mangiatoia ove foste ospitato. Non respingete la preghiera, Signore, in questa notte di Natale; voi che, per sollevare la nostra miseria avete lasciato l’Eterno. Federico Comandini-26 dic.1943 Dopo la guerra tutto era perduto salvo la speranza e la solidarietà. Oggi il timore di perdere un po' di quanto costruito genera egoismo e paura. Cosa dobbiamo chiedere a Gesù Bambino che viene ? P.Emilio e Pecos Bill
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