sabato 24 gennaio 2026
UCCELLI MIGRANTI
UCCELLI MIGRANTI
Da la finestra mia vedo passare
stormi d’uccelli fitti a schiere a schiere;
vanno cercando nuove primavere,
altri lidi al di là, di là dal mare;
e vedo, vedo, vedo galoppare
file di nubi, file lunghe e nere;
oscurano l’azzurro e son foriere
d’altre stagioni, di giornate amare.
Vanno gli uccelli,...vanno: oscure, irose
corron le nubi; e di benigna e lieve
ombra la terra si ricopre...e oblia.
Fuori le querce ondeggiano pensose.
Tu sola, immota, nel silenzio greve
ora attendi serena, anima mia.
* * *
Quando ritorna il sole e a goccia a goccia,
dalle grondaie lenta si discioglie,
l’ultima neve e breve il merlo chioccia
nello sterpeto che di nuove foglie
tutto si copre; quando alla leggera
aura del mite april sboccia la rosa
e nell’azzurro si profila nera
della rondine l’ala laboriosa;
ritorna il pensier mio alle serene
ore di giovinezza, alla diletta
piccola, chiara, allegra cameretta
ed a te, o mamma; e nelle tarde vene
scorre più lieve il sangue; e de l’interno
senso la fiamma che già cede al verno
ed a stagion più dura si prepara,
al ricordo gentil tutta si schiara.
* * *
Oh, dove siete voi chiare mattine,
giorni sereni di una vita lieta,
o divina d’amor ansia segreta,
o materne carezze mattutine?
Geme il vento lassù ne la pineta,
spoglio il rosaio, non ha più che spine,
nude, il pilota, guarda le marine
rime al suo canto non ha più il poeta
ed il tedio che sale intorno intorno,
cinge il sereno di malinconia,
muto preme sul cuor che non oblia.
O nocchiero laggiù, stanca è la nave,
cogli le vele: ita è già la soave
stagion fiorita che non ha ritorno.
* * *
Me lo dicesti un giorno, ed eravamo
in piena primavera e c’era il sole
e tanto odore, tanto odor di viole,
la gran parola, la parola “io t’amo”.
Or che la nebbia su la mia giornata
triste si stende col suo grigio velo
e non vedo d’intorno altro che gelo,
quella parola tu, tu l’hai scordata!
* * *
Caro e breve fu il sogno: ombra d’un fiore
l’ebrezza folle che m’accese tanto,
de gli occchi tuoi profondi il dolce incanto:
ora tutto è sepolto entro il mio cuore.
No piccina, non dir: no, non turbare
dei ricordi la quiete: alta la neve
cadde sui tetti silenziosa e greve:
dorme l’anima mia; non la destare!
* * *
Ed or che al grembo di tranquilla sera
stanco m’assido tra i vetusti abeti
e i bruni pini che ti fan severa,
a te dunque verrò: ecco i segreti,
cari cipressi che la vetta altera
ti son corona; e nel silenzio quieti,
i biondi olivi, eterna primavera,
onde serena i dolci fianchi allieti.
E a me dei sensi riderà nel sole
l’intima fibra: e lieta un’armonia,
sperse le nebbie che m’oppresser tanto,
alacre irraggerà l’anima mia.
Oh, Carpineta tutta nidi e viole,
per me d’amore ogni tua voce è un canto.
* * *
Addio belle mattine, albe ridenti,
pieni meriggi sotto il sole uguale;
addio tramonti luminosi, aulenti,
stoppie bruciate, canti di cicale;
triste Novembre batte con dolenti
colpi alle porte e foscheggiante sale.
Cadon le foglie; fischieranno i venti
e il freddo incrudirà acre invernale.
Migran gli uccelli tra le nebbie grigie
e liete piaggie a ritrovar lor quiete:
e noi staremo sulle strade bige
nel fango a diguazzar, anime inquiete?!
Ah, non fia ver; c’è ancora S.Martino;
e il verno affogherem nel biondo vino!
* * *
Come ruscello che tra verdi sponde
chiaro scorre e ridente; e poi tra via
rapido incalza e gonfia e tra profonde
buie rocce ribolle; e in sua balia
strepita e mugge od iracondo svia;
e quando al piano riscintilla, l’onde
non pur dome raffrena; e pago invia
ad ubertosi campi a messi bionde
in fin che al mar gli stanchi flutti rende:
così la vita a noi, tale è la mèta.
Nel sereno tramonto ecco s’acqueta
ora l’ansia del cuore: oh! caminetto,
la sera, quando la tua fiamma splende,
tra vecchi amici, sotto il vecchio tetto!?
* * *
E’ dolce nella vita, a volta a volta,
fermarsi un poco (è tanto travolgente!)
abbandonar le redini a la mente
e chiamare in ispirito a raccolta
(richiamarli così come per giuoco)
gli amici che ciascun ebbe bambino,
che ciascuno si fece nel cammino,
ch’ebbe lungi o da presso: a poco a poco
la camera si affolla di un’accolta
di volti evanescenti; e ci son tutti,
tutti ci sono, quelli di una volta,
quelli venuti dopo, anche i distrutti
da le spire del tempo, o dalla morte.
Piangere alcuno vedo lentamente,
altri sereno ha il volto e sorridente;
ai migliori non fu lieta la sorte.
E chi s’indugia con negli occhi ognora
un lume di bontà, chi sta in vedetta;
ed io li guardo con il cuor d’allora.
Più presso a me la schiera più diletta,
cultori d’arte pieni di passione,
di storia e scienza indagatori acuti.
medici esperti e dicitori arguti,
amici buoni di fatiche buone.
Tutti li scorgo farmi ressa intorno;
una sola non vedo, anima cara,
che pure pianse e mi sorrise un giorno:
gli altri son tutti qui. L’assenza amara...
E’ dolce ne la vita, a volta a volta,
soffermarsi così soavemente,
abbandonar le redini a la mente
e gli amici chiamar tutti a raccolta!
Pietro Comandini (Vecchia Terra 26.9.1940)
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